venerdì, gennaio 25, 2008

Everybody wants to be understood

Dal lunedi al venerdi, senza eccezioni, il pomeriggio lo passavo a casa di mia nonna. Una certezza. Un dogma. I compiti prima, e se poi ero bravo e facevo in fretta rimaneva anche il tempo per la gara di punizioni dal limite nel lavatoio. Anche d’inverno, anche al buio. Ero il più bravo del cortile, manco a dirlo, l’unico era Piero a darmi del filo da torcere. Ma Piero aveva sette anni più di me e poca voglia di giocare insieme a noi. Solo per le mega-partite a tutto campo faceva uno sforzo. E lì erano dolori: non lo prendevo mai. Ma le punizioni dal limite erano il mio forte. E soprattutto una delle ragioni per cui stavo al mondo. Non mi è più capitato di avere una fetta di torta tanto ghiotta, da farmi divorare così velocemente i compiti di tedesco e aritmetica. Magari all’università avessi ancora il torneo di punizioni dal limite. Che poi è buffo, perché oggi, che il calcio lo prendo un po’ più sul serio, non me le fanno mai tirare. Non che io mi imponga più di tanto, del resto, ma nel lavatoio, con Antonio e Dario ad alternarsi nei guanti puzzolenti di mia proprietà (che erano precisi identici a quelli di Preud’Homme), le punizioni dal limite avevano tutto un altro sapore.
Ma un’eccezione a questa sequenza di impegni pomeridiani c’era, a dirla tutta. La Coppa Uefa. La Coppa Uefa si giocava al mercoledì, come la Coppa delle Coppe e quella dei Campioni, e le partite iniziavano subito dopo pranzo. Le guardavo tutte, e avevo il permesso certo: il bambino che tirava così bene le punizioni dal limite doveva pur ispirarsi a qualche campione. Per i compiti ci si organizzava in un altro modo.
Mi piacevano anche le altre due manifestazioni, si intende, ma la Coppa Uefa godeva di un fascino particolare. Era in Coppa Uefa che scoprivo l’Europa, perché al pomeriggio avevo ancora le forze per tenere l’atlante accanto alla mia postazione; era in Coppa Uefa che potevo sfidare i tedeschi più spesso, passeggiando come Maradona e Careca sullo Stoccarda di Gaudino, ma era sempre in Coppa Uefa che Rudi Voeller si impantanava nello stadio innevato di Dresda, Germania Est.
Era una droga: italiani e tedeschi (gli inglesi erano ancora fuori dalle competizioni per le vicende legate agli hooligans) facevano a gara per iscrivere più squadre possibili ad inizio anno. Ricordo anche dieci squadre ai nastri di partenza. Non era poi mica tanto facile seguire tutto attentamente. C’erano le sovrapposizioni. La svolta nell’87/88. Mia nonna cambiò televisore e ne acquistò uno con il telecomando. Il paradiso. Per incastrare tutte le dirette non ero nemmeno più costretto a premere i pulsanti sull’apparecchio, potevo gestire tutto comodamente dal divano. Ricordo di aver assistito da quel divano al Bologna che recuperò tre gol e passò il turno ai rigori contro l’Admira Wacker, di essermi esercitato a fare lo speaker (altro che indie-rock, dovevo puntare sulla cronaca sportiva), spegnendo l’audio e doppiando egregiamente il cammino dell’Atalanta dai trentaduesimi agli ottavi nel 90/91. Ai quarti no, ai quarti giocava contro l’Inter.
La Coppa Uefa era quanto di più eccitante ci fosse in circolazione a cavallo tra ’80 e ’90, ben più di Pixies e Sonic Youth, ma il perché ne stia scrivendo è alquanto misterioso. Avrei voluto parlarvi della Svizzera oggi. Dei Peter Kernel, di cui sto parlando bene ad ogni occasione, del singolo “In Case” che crea delle aspettative altissime attorno all’album che uscirà in autunno, della compila della Alpinechic, che si può scaricare gratuitamente e fa un po’ il punto della situazione su certo indie spigoloso elvetico, ma non riesco. In queste due ore inoperose, spese ad aspettare annoiato due tecnici che dovrebbero montare una nuova cucina nella vecchia e ormai disabitata casa di mia nonna, non riesco a distogliere lo sguardo da quella finestra sulla ferrovia. Con in lontananza il cavalcavia a due velocità, immobile nella vegetazione e ultrarapido nel traffico, con le piante poco curate e spoglie. Era compagna dal lunedì al venerdi quella finestra, accanto al tavolo dei compiti, prima della gara di punizioni. Non sempre, no. A conservare il mondo a colori, restava la Coppa Uefa.



"No perspective" from upcoming "How to perform a Funeral" (Onthecamper Records, marzo 2008)

ps: date comunque un ascolto a in case sul loro myspace. lo merita.

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6 Comments:

Anonymous Pollack said...

che fenomeno il giornalista, che noncurante tira anche una frecciatina a scoglio!!

10:57 PM  
Blogger Fabrizio Mauri said...

Tommy anch'io ero un professionista nelle punizioni dal limite...eppure non ne tiro più una...domenica glielo diciamo ad Albè, io le tiro col mancino e tu col destro! altro che La Femina e Forbiti...hihi

7:53 PM  
Anonymous MARCO.FORBI said...

Tommy tu da piccolino calciavi le punizioni, io da piccolino correvo una cifra, ero campione di resistenza a scuola, ed ero magro.
Ci deve essere qualcosa che nn va quando si cresce..
Ciao a domani.

7:57 PM  
Blogger tommy said...

pollack, in effetti il professore ne ha combinate un po' ovunque. solo con marulla a cosenza pare si sia trovato. ma cazzo, waas. lo avevo totalmente rimosso.

fabri, domani ci proviamo a fine allenamento.

forbi, non ci credo. al massimo correvi, come ora d'altronde, dalla classe al bar per prendere le schiacciatine al formaggio. ;) sei andato in palestra oggi? guarda che cochetti è incazzato nero. domani 8 volte i 300, per te 10 perchè domenica non hai giocato.

8:55 PM  
Anonymous edoardo said...

Pensare che ci son ancora quelli che "il calcio proprio non lo reggo". Chissa` che infanzia grama han passato sti qua..

3:36 PM  
Anonymous Marco.forbi said...

Si tommy ovvio che è una cazzata
La corsa non è mai stato il mio punto di forza. Comunque accetto la sfida. YO!

3:52 PM  

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